Che deve il nome a Mariano Fortuny, artista cosmopolita che vi realizzò il suo atelier
Il Museo Fortuny è uno dei luoghi più originali di Venezia, una vera casa-atelier dove arte, moda, teatro, fotografia, tessuti e sperimentazione convivono ancora oggi. Il palazzo è parte fondamentale della visita: la sua costruzione viene fatta risalire tra il 1460 e il 1480 e fu voluta dal nobile e comandante navale Benedetto Pesaro. L’edificio sorge su un’area che, nei secoli precedenti, aveva ospitato prima una struttura religiosa e poi una casa-fondaco. Ampliato e modificato nel tempo, conserva ancora oggi un carattere monumentale, con grandi polifore gotiche e sale passanti molto profonde, che collegano la facciata sul rio di Ca’ Michiel a quella su Campo San Beneto.
Dopo la fine del ramo maschile dei Pesaro di San Beneto, il palazzo venne affittato e ospitò diverse realtà culturali, tra cui la Tipografia Albrizzi, l’Accademia degli Orfei e la Società Apollinea.
Nell’Ottocento, però, l’edificio risultava molto frammentato e diviso in numerosi nuclei abitativi. Quando Mariano Fortuny y Madrazo vi entrò per la prima volta nel 1898, il palazzo si trovava in uno stato di degrado, ma proprio questa atmosfera lo colpì profondamente.
Fortuny occupò inizialmente il grande salone nel sottotetto, trasformandolo nel proprio studio. Negli anni successivi acquisì altre parti dell’edificio e iniziò un lungo lavoro di recupero. Il palazzo divenne prima luogo di sperimentazione artistica e scenotecnica, poi abitazione, laboratorio tessile, atelier di pittura, studio fotografico e spazio creativo totale. Qui Fortuny ideò anche il primo modello in gesso della sua celebre “Cupola”, un dispositivo teatrale pensato per rivoluzionare l’illuminazione scenica attraverso l’uso della luce indiretta e diffusa.
Accanto a Mariano ebbe un ruolo fondamentale Henriette Nigrin, conosciuta a Parigi agli inizi del Novecento, compagna di vita e di lavoro. Insieme crearono un laboratorio tessile che occupò due interi piani del palazzo. Mariano sperimentava tecniche, disegni, scenografie e invenzioni; Henriette dirigeva con grande dedizione il lavoro dell’atelier. Da questa collaborazione nacque anche il celebre Delphos, l’abito in seta plissettata che rese Fortuny famoso in tutto il mondo.
Il Museo Fortuny conserva ancora oggi l’anima di questo laboratorio creativo. Il percorso espositivo racconta la capacità di Mariano e Henriette di muoversi tra discipline diverse: pittura, moda, tessuti stampati, fotografia, incisione, teatro e illuminotecnica.
Il piano terra accoglie il visitatore con il monumentale portone su Campo San Beneto. Le murature trecentesche in mattoni a vista rendono l’ambiente molto suggestivo e creano un forte contrasto con installazioni, video, performance, fotografia e linguaggi contemporanei. Il percorso si arricchisce anche di spazi espositivi ricavati nelle antiche nicchie lungo il corridoio che conduce alla corte interna gotica.
Il primo piano è la vera Casa Museo. Entrare in questi ambienti significa avvicinarsi al mondo personale di Mariano e Henriette, dove pittura, teatro, moda e luce si fondono. Il grande salone conserva l’atmosfera della casa-studio e permette di comprendere quanto Fortuny fosse interessato alla contaminazione tra arti diverse.
Il secondo piano è dedicato agli atelier di Mariano Fortuny e mostra il dietro le quinte delle sue creazioni. Il percorso si concentra su quattro ambiti principali: incisione, stampa su stoffa, fotografia, teatro e illuminotecnica. Una delle parti più interessanti è lo studio-biblioteca di Fortuny, aperto alla visita, dove si trovano oggetti d’uso, strumenti, curiosità e rari volumi di arte e tecnica. È uno spazio che aiuta a capire quanto la sua ricerca fosse concreta, manuale e insieme visionaria.
Dopo la morte di Mariano Fortuny, avvenuta nel 1949, fu Henriette a donare il palazzo al Comune di Venezia nel 1956, con la volontà che fosse utilizzato come centro di cultura legato all’arte. L’Amministrazione ne ebbe pieno possesso nel 1965, dopo la morte di Henriette, e nel 1975 il Museo Fortuny venne finalmente aperto al pubblico. Nel 1978 il Comune completò la proprietà acquistando anche l’androne al piano terra.
Orari
Tutti i giorni 10.00 – 18.00. Chiuso il martedì.
Costi
biglietto intero: 15,00 €;
biglietto ridotto: 7,50 €.
Esiste anche il biglietto cumulativo I Musei del Moderno e Contemporaneo (Museo Fortuny, Ca’ Pesaro e MUVEC). Il biglietto è valido 3 mesi, con un solo ingresso in ciascun museo:
biglietto intero: 20,00 €;
biglietto ridotto: 10,00 €.
Oppure, anche il Museum Pass (una sola entrata ogni museo del circuito dei Musei Civici), valido 6 mesi:
biglietto intero: 50,00 €;
biglietto ridotto: 25,00 €.
Come arrivare
Da Piazzale Roma, dalla Stazione Venezia Santa Lucia:
In vaporetto
Linea 1, fermata Sant’Angelo. Da lì il museo si raggiunge a piedi in pochi minuti.
A piedi
Il museo si raggiunge in circa 40 minuti, attraversando quasi tutto il centro storico di Venezia.
Tip utile
C’è un deposito gratuito per zaini e altri oggetti ingombranti. Ma non portare con te veri e propri bagagli ingombranti, non ti faranno entrare!
© Foto modificata: Dimitris Kamaras / Wikimedia Commons – CC BY 2.0
