Per un viaggio virtuale in Oriente, tra Giappone, Cina e Indonesia
Il Museo d’Arte Orientale di Venezia si trova all’ultimo piano di Ca’ Pesaro (nello stesso palazzo che ospita anche la Galleria Internazionale d’Arte Moderna). Ca’ Pesaro fu edificata nella seconda metà del Seicento per volontà della nobile famiglia Pesaro, su progetto di Baldassarre Longhena, uno dei più importanti architetti del barocco veneziano, lo stesso della Basilica della Salute e di Ca’ Rezzonico. I lavori iniziarono nel 1659 dal lato di terra, con il cortile e le logge, mentre la facciata sul Canal Grande arrivò al secondo piano nel 1679. Dopo la morte di Longhena, il palazzo fu completato da Gian Antonio Gaspari entro il 1710, rispettando in gran parte il progetto originario.
La storia del Museo d’Arte Orientale nasce dalla collezione raccolta da Enrico di Borbone-Parma durante il suo viaggio in Estremo Oriente tra il 1887 e il 1889. Dopo vari passaggi, la raccolta fu incamerata dallo Stato italiano come riparazione dei danni di guerra dopo la Prima Guerra Mondiale. Tra il 1925 e il 1928 Nino Barbantini allestì il primo Museo d’Arte Orientale statale all’ultimo piano di Ca’ Pesaro, dove ancora oggi si trova.
La parte più importante del Museo Orientale è dedicata al Giappone del periodo Edo, compreso tra il 1603 e il 1868. Fu un lungo periodo governato dalla casata Tokugawa, caratterizzato da relativa pace e da un forte isolamento del Paese. Proprio per questo molte armi e armature esposte non erano pensate solo per il combattimento, ma anche per parate, cerimonie e rappresentazione del rango sociale. Già all’ingresso si incontrano armi inastate cinesi e giapponesi, una scultura khmer e alcune armature giapponesi di grande impatto.
La prima sala è dedicata ai samurai. Qui si vedono copriarmature, mobiletti porta spada, astucci da viaggio in lacca, spade, pugnali, faretre e jingasa, i cappelli da samurai. Il percorso continua con selle e staffe in legno laccato, usate dai samurai di alto rango, e con le spade del daishō, la coppia formata da katana e wakizashi. Nelle sale dedicate alle armi si trovano anche fucili arrivati in Giappone attraverso i contatti con i portoghesi, lame prodotte tra il XV e il XVIII secolo e punte di freccia votive donate a templi e santuari.
Tra gli ambienti più preziosi c’è la sala con la portantina per dama in lacca, chiamata onna norimono. È uno degli oggetti più affascinanti del museo: veniva trasportata da quattro o sei persone e permetteva alla dama di osservare l’esterno senza essere vista. Nella stessa sala si ammirano anche due sculture lignee policrome del periodo Kamakura, accessori per la spada, un paravento cinese Coromandel e porcellane giapponesi di manifatture importanti come Nabeshima, Kakiemon, Kyoto, Kutani, Satsuma e Imari.
Una sezione molto suggestiva è quella dedicata agli strumenti musicali giapponesi. Flauti, tamburi, organi a bocca, koto e shamisen raccontano il mondo del teatro nō, della musica di corte e della tradizione giapponese. In sala VIII si trovano anche rotoli dipinti, paraventi e opere legate al mondo fluttuante dell’ukiyoe, con soggetti come feste, cortigiane, geishe e dame di corte. Alcuni kimono in seta vengono esposti a rotazione, perché i tessuti sono delicati e richiedono particolari attenzioni conservative.
Il museo conserva infatti una sezione tessile molto ricca, con oltre 900 pezzi tra abiti da corte cinesi, abiti giapponesi, costumi da teatro, mantelli buddhisti, batik e pannelli decorativi. Anche le xilografie sono numerose: la raccolta comprende 727 stampe sciolte e 276 libri, per un totale di 12.200 immagini. Per motivi conservativi, però, le stampe vengono esposte solo occasionalmente. Tra i grandi nomi rappresentati nella collezione ci sono Hokusai, Hiroshige, Kunisada ed Eizan.
Molto interessante è anche la parte dedicata alla vita aristocratica giapponese. In una sala si trovano corredi nobiliari da sposa in lacca, giochi da tavolo, scatole per il gioco dell’incenso, pettini, spilloni, mobiletti da toletta e coppette cerimoniali per il sake. La sala delle lacche racconta invece la tecnica dell’urushi, ottenuta dalla linfa di una pianta e applicata in più strati su supporti preparati con grande cura. Qui si vedono inrō, scatole per la scrittura, contenitori per documenti, piccoli mobili decorativi e servizi da merenda per banchetti all’aperto.
Il percorso prosegue con la sezione cinese, dove sono esposte porcellane, giade e oggetti preziosi della dinastia Qing. La giada, molto apprezzata in Cina per durezza, superficie e qualità tattili, veniva lavorata con estrema difficoltà e trasformata in coppe, bruciaprofumi, paraventi da tavolo, scettri cerimoniali e piccoli oggetti decorativi. L’ultima sala è dedicata all’Indonesia e alla penisola indocinese, con marionette del teatro delle ombre di Giava, kris, tessuti batik, gioielli indonesiani, argenti thailandesi e lacche birmane.
Orari
Martedì–Domenica. Lunedì chiuso.
Dal 1 aprile al 30 ottobre: 10.00 – 18.00.
Dal 1 novembre al 31 marzo: 10.00 – 17.00.
Costi
Il biglietto è valido per il Museo d’Arte Orientale e per Ca’ Pesaro (Galleria Internazionale d’Arte Moderna).
Biglietto intero: € 15,00.
Biglietto ridotto (studenti da 6 a 25 anni, over 65 e altre categorie convenzionate): € 7,50
Ingresso gratuito per residenti, bambini da 0 a 5 anni, persone con disabilità e altre categorie previste.
Ingresso gratuito per tutti ogni prima domenica del mese e nei giorni 25 aprile, 2 giugno e 4 novembre.
Come arrivare
Da Piazzale Roma o dalla Stazione di Venezia Santa Lucia
A piedi
Per raggiungere il Museo d’Arte Orientale ci vogliono circa 20 minuti di camminata, attraversando il Ponte degli Scalzi e poi il sestiere di Santa Croce.
In vaporetto
Linea 1, fermata San Stae. Da lì il museo si raggiunge a piedi in pochi minuti.
Tip utile
Se hai bambini, ricorda che il museo è dotato di baby pit-stop e dispone anche di tablet interattivi e dispositivi virtuali che rendono la visita più coinvolgente!
